I Fanes- Misteri dal Bronzo Tardo

Con il termine “Fanes”, indichiamo una popolazione leggendaria che ha abitato l’Alpe di Fanes nella fase del Bronzo Tardo (1750-1200 a.C.).
La mitologia dolomitica delle comunità ladine, ci ha tramandato la meravigliosa epopea de Il regno di Fanes, arrivato fino a noi grazie all’opera del giornalista e antropologo austriaco, Karl Felix Wolff che purtroppo, avendo a disposizione solo materiale tramandato oralmente, fece delle aggiunte per dare, a modo suo, completezza al testo pubblicato nel 1932.

La leggenda
Il Regno di Fanes era abitato da persone pacifiche che avevano stretti legami con il Popolo delle Marmotte. La leggenda inizia con la comparsa di due figure femminili a bordo di un’imbarcazione nel Lago di Braies, evento che si ripete annualmente (vedremo alla fine chi siano queste due donne misteriose).
L’alleanza con le Marmotte è tenuta segreta dalla regina Moltina che ne è anche la capostipite. Nata da un’anguana, cresciuta con le Marmotte, è capace di parlare la loro lingua e di trasformarsi in una di esse.
Sposò un principe straniero, si trasferì nel suo regno, ma venne mortificata dalle altre regine della zona, si trasformò quindi in marmotta e fuggì sulla sua montagna ma il principe, ora sovrano, la seguì e restò con lei.
Moltina non gli disse che l’alleanza con il Popolo delle Marmotte prevedesse uno scambio tra uno dei suoi futuri figli (secondo la tradizione, gemelli) ed un cucciolo di marmotta.
Qualche anno dopo la regina annunciò la nascita di Dolasilla e Lujanta e quest’ultima venne data alle Marmotte in cambio di un loro cucciolo.
Il servo teneva in braccio l’altra bambina quando, lungo la strada venne aggredito dallo stregone Spina del Mul che si presentò a lui nelle sembianze di un mulo putrefatto e cercò di rapire la piccola, ma venne affrontato dal principe Ey dal Net che lo colpì con un sasso.
Dolasilla crebbe e il re, suo padre, decise di andare alla ricerca del tesoro del Lago d’Argento portando anche la fanciulla. Trovarono una scatola contenente un pezzo di pelliccia di ermellino e della strana polvere grigia; improvvisamente comparvero tre nani che supplicarono Dolasilla di donar loro la scatola, lei li accontentò e venne ricompensata con la rivelazione che se avesse gettato nel lago la misteriosa polvere, avrebbe visto affiorare il tesoro del quale era in cerca.
Nel tesoro trovò 13 frecce incantate e infallibili, che portarono molte vittorie al suo popolo, il re di Fanes potè così soddisfare le sue mire espansionistiche conquistando tutto il territorio circostante.
Spina de Mul aveva sempre esortato le popolazioni locali ad unirsi contro i Fanes ed andò in cerca di Ey de Net, perché volveva che si avvicinasse a Dolasilla per convincerla a smettere di combattere con le sue armi magiche.
Il Principe accettò, ma appena rivide la principessa, se ne innamorò e la riportò al castello.
Ricominciarono le battaglie, il legame tra i due ragazzi si fece sempre più stretto e, dopo alcuni mesi, Ey de Net chiese al re la mano di Dolasilla che desiderava smettere di combattere, ma il re, danneggiato da questa eventualità, bandì Ey de Net dal regno.
Dolasilla allora promise al padre che non avrebbe mai più combattuto senza avere accanto Ey de Net; il disgraziato padre, avido, stringe alleanza con i nemici del Regno tradendo il suo popolo perché voleva a tutti i costi conquistare l’oro dell’Aurona. Il re si nascose sul Lagazuoi, mentre Fanes venne attaccata dal nemico. Dolasilla si sentì di nuovo costretta ad impugnare le armi per salvare la sua gente.
Intanto il perfido mago Spina de Mul stava preparando una trappola per metter fine una volta per tutte al regno di Fanes.
Dolasilla si trovò ad attraversare a cavallo i prati dell’Armentara e all’improvviso venne circondata da 13 bambini fuori dal comune che le chiesero le 13 frecce, ma erano un’illusione creata da Spina del Mul che voleva impossessarsi delle armi magiche per uccidere la principessa …e vi riuscì.
L’esercito di Fanes battè in ritirata e la regina rimase sola. Non le restò che chiedere aiuto alle alleate Marmotte cui aveva affidato la gemella di Dolasilla quand’era ancora in fasce.
Le marmotte mandarono Lujanta a Fanes. La principessa, che tutti scambiarono per Dolasilla, condusse in salvo il popolo presso il Morin di Salvans, nel regno sotterraneo delle Marmotte dove rimarrà per sempre, Fanes infatti viene distrutta e la battaglia finale viene vinta dai nemici.
Da allora, una volta all’anno, Lujanta e la regina compaiono in una barca sul Lago di Braies, sotto il quale si trova una porta che conduce all’ ultimo rifugio dei Fanes. Sono lì, ancora in attesa del tempo promesso, nel quale i Fanes conosceranno di nuovo pace e prosperità

Verità storiche e interpretazione
Nella mitologia nordica, così come in quella del nord Italia, nel momento in cui compaiono nani, possiamo star sicuri che dietro si nasconda un’indicazione mineralogica ben precisa, è ben noto infatti che nelle acque dolomitiche, si annidino giacimenti di vari metalli (anche la montagna ha un colore dovuto alla ricchezza di un certo minerale che conferisce quella tonalità) e discreti filoni auriferi.
La ricerca di metalli preziosi ha sempre provocato battaglie ed è l’evidenza narrativa a dimostrarlo, con il re avido che esplora il lago e arriva a tradire il suo popolo per impadronirsi delle ricchezze sotterranee.
Ci chiediamo se possa essere realmente esistito il Regno di Fanes, ovviamente nella forma e nella struttura sociale di un abitato dell’Età del Bronzo gli altopiani di Fanes arrivano fino a 2200 m slm per un totale di circa 150 km² di estensione, in passato climaticamente più favorevoli di oggi.
Prendendo in considerazione anche i ritrovamenti archeologici, non si può escludere una frequentazione umana seppur limitata ad un ambito tribale legato alla pastorizia.
È possibile, a mio avviso che il re di Fanes ricoprisse un ruolo centrale all’interno della gerarchia della valle, infatti nella leggenda compaiono altre tribù che intervengono a vario titolo oltre che come nemici. Questa situazione è verosimile nella distribuzione sociale sul territorio tra le Età del Bronzo e del Ferro ed è altrettanto verosimile che esistessero, come evidenzia la storia nelle sue varie versioni, anche alleanze e che quindi si potesse parlare di “federazione” che faceva capo al Regno di Fanes.
L’aspetto che abbiamo oggi della leggenda, non viene solo dalle manipolazioni di Wolff, deriva soprattutto dalla “medievalizzazione” dell’ambientazione e dei personaggi che immaginiamo più o meno impegnati in una epica saga nel periodo dell’incastellamento e questo processo di leggendarizzazione di quello che possiamo definire parte di un mito delle origini dei popoli di quelle valli, ha eroizzato, come è successo in altre culture e in altri contesti, persone ed avvenimenti appartenenti alla preistoria.
Nella saga sono evidenti pratiche cultuali che, per esigenza di lunghezza del testo, ho tagliato, come l’adorazione del Sole (all’inizio della leggenda di Moltina e da parte di Ey-de-Net prima della battaglia di Fiammes), i roghi votivi (i falò accesi da Moltina di fronte alla Croda Rossa e la “sacra fiamma”), la “montagna sacra” scalata da Ey-de-Net; il culto delle acque (l’anguana di Moltina; l’anguana incontrata da Ey-de-Net presso il rio Costeana, forse in relazione col mito di Merisana; gli eterei “spiriti delle acque” evocati da Ey-de-Net al Lago delle Apparizioni); gli animali totemici, ossia la marmotta e l’avvoltoio (o aquila con la quale il re stringe un’alleanza simile a quella con le Marmotte, all’insaputa della moglie), con il relativo “scambio dei gemelli.
Tutte queste forme di religiosità si adattano perfettamente a ciò che sappiamo dei culti praticati nelle Alpi dell’età del Bronzo. E’ vero che questi culti furono praticati anche in epoche molto più tarde, tuttavia nella saga dei Fanes si riscontra la totale assenza di accenni a credenze o ritualità che possano essere poste in relazione con il politeismo (con la personificazione delle divinità) e con la cristianità, quindi si tratta sicuramente di una storia che ci viene da un periodo precedente l’Età del Ferro.
Le consuetudini e le pratiche metallurgiche che appaiono peculiari proprio dell’età del Bronzo, non avrebbero senso in un contesto diverso!
E’ plausibile che le vicende “politiche” del regno dei Fanes si inquadrino sullo sfondo storico dell’età del Bronzo finale? Nelle Dolomiti centro-settentrionali si assiste ad un desolante vuoto di reperti. Gli insediamenti che avevano caratterizzato il Bronzo medio e tardo, come Sotciastel in Val Badia o gli altri della Pusteria, sono stati distrutti e, apparentemente, nulla di stabile ha preso il loro posto. Si avrà una nuova fioritura solo nel Ferro avanzato.
Nelle Dolomiti bellunesi invece troviamo i Paleoveneti che possono essere penetrati nelle valli montane alla ricerca di minerali, nella leggenda, i Fanes sono descritti come un popolo che alle origini vive pacificamente nelle caverne dell’altopiano di Fosses e successivamente si espande fino ad occupare tutti gli altopiani di Fanes e Sennes. Più tardi però essi prendono a dedicarsi alle razzie a danno dei vicini più deboli.
L’alleanza con le Marmotte era sicuramente associata ad una struttura sociale di tipo matriarcale: il rapporto religioso con l’animale era affidato alla regina ed alle sue figlie femmine, mentre il solo fatto che la regina si scegliesse sempre un marito straniero chiarisce fuor d’ogni dubbio che la trasmissione del potere regale avveniva per linea femminile. Si noti inoltre la matrilocalità: quando la moglie si trasferisce a casa del marito, il matrimonio non funziona: invece tutto gira alla perfezione quando accade l’opposto. L’alleanza è sicuramente una forma di totemismo.
Inoltre Moltina viveva in totale comunanza con le marmotte, al punto di partecipare dello “spirito” delle marmotte, di potersi recare nel “paese” delle marmotte e parlare con esse, e persino di potersi trasformare in marmotta essa stessa. Queste facoltà sono quelle tipiche di una trance sciamanica, per mezzo della quale la regina costituiva il tramite tra il mondo degli umani e quello degli spiriti, ossia dell’animale totemico. Una delle bambine viene scambiata con una marmottina in base all’antico rituale del gemellaggio
Il re invece viene presentato come capo dell’esercito, dux bellorum. La sua autorità è subordinata a quella della regina ed egli è re solo in quanto suo marito.
Il mito della fondazione di Roma da parte di Romolo e Remo ha in comune con quello dei Fanes alcune strutture mentre le differenze sono così marcate da poter far escludere che si tratti di un riporto culturale di epoca successiva.
Naturalmente il mito dei Fanes ci rappresenta una struttura sociale ancora matriarcale ed animistica, mentre Romolo è raffigurato come il fondatore di una società ormai decisamente a carattere patriarcale e praticante una religione politeistica.
Il substrato mitico soggiacente alla leggenda dei Fanes non si presenta dunque isolato, ma possiede dei punti di contatto molto profondi e significativi con altre mitologie appartenenti alla stessa epoca proposta.

Arianna Santini

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