Etica o natura?

L’alimentazione alle origini dell’umanità non era né un lusso, né una moda, né un vizio, ma semplicemente sostentamento per la vita. L’uomo primordiale mangiava per fame ciò che gli capitava a disposizione, iniziando dalle carcasse degli animali lasciate dai grandi predatori. Poi iniziò ad evolversi giungendo fino alla coltivazione dei vegetali che fecero passare l’uomo da nomade a sedentario e così via fino ai giorni nostri (per approfondire il tema sul blog troverete un articolo dal titolo “Alle origini del cibo”).

Già questa breve introduzione a parer mio in parte risponde al quesito “l’uomo è nato per mangiare cosa?”. Tutto ciò che sia necessario per il sostentamento. 

Oggi sono molto diffuse le diete vegetariane e vegane, un po’ meno quella crudista o fruttariana, ma da cosa nascono? Il principio base è che l’uomo sia fatto per consumare solo vegetali e che l’organismo non supporta l’introduzione di alimenti di origine animale. Un caposaldo che tenta di confermare la teoria è la discendenza e la similitudine tra l’uomo e le scimmie sotto molti punti di vista; di conseguenza l’uomo, come le scimmie, dovrebbe seguire una dieta basata sui vegetali.

Intanto facciamo un po’ di chiarezza sulle varie diete. Il vegetariano è una persona che non mangia animali, quindi tutto ciò che sia carne e pesce (di conseguenza diffidate dalle diete vegetariane che, tuttavia, comprendono anche pesce, molluschi e crostacei); il vegano invece è colui che non mangia nessun alimento derivato dagli animali , quindi includiamo nella lista, oltre a carne e pesce, uova, latte, miele. Poi ci sono i crudisti che seguono fondamentalmente una dieta vegana, ma che non prevede cottura dei vegetali. Poi ci sono i casi ancora più estremi, come i fruttariani, che consumano solo e unicamente frutta non raccolta dall’albero, ma che giunta a maturazione, cade.

Fatte queste precisazioni possiamo tornare all’argomento principale, cosa deve mangiare l’uomo. L’organismo umano, in base a ciò che viene introdotto, migliora la digestione, adattandosi allo stile alimentare che si segue (non entrerò in particolari scientifici, ma cercherò di spiegare in modo semplice). Se un uomo ingerisce carne una volta al giorno, il suo organismo riconosce la carne e si attiva per digerirla nel modo ottimale; se invece un uomo che per anni non mangia carne riprende a mangiarla e in un pasto mangia 300gr di bistecca di manzo, l’apparato digerente, non riuscendo a riconoscere l’alimento ingerito, ha difficoltà nel digerirlo, essendo lo stomaco abituato a ricevere solo vegetali.

Lo stesso vale ad esempio per i legumi: se la nostra dieta prevede legumi una tantum, nel momento in cui andremo ad ingerire dei fagioli, ad esempio, il nostro stomaco, non essendo abituato a digerirli, avrà difficoltà a farlo e ciò comporterà crampi allo stomaco o meteorismo. Gli esempi ovviamente possono essere infiniti perché per ogni tipologia di alimento il processo è lo stesso. Si parla naturalmente di persone sane senza intolleranze o allergie.

Le conseguenze variano ovviamente di intensità in base a ciò che andiamo a ingerire: è palese che digerire 100 gr di fagioli per l’organismo sia più complesso che digerire 100gr di carote, quindi a parità di difficoltà digestive, i crampi causati dai fagioli saranno più marcati.

Molta gente, dunque, giudica che per via delle difficoltà digestive, la carne non sia un alimento fatto per l’uomo; se tuttavia, invece di abbandonarlo si continuasse a inserire nella ciclizzazione della propria dieta la carne, via via si avrebbero meno difficoltà a digerirla, perché l’apparato digerente si adeguerebbe a questo “nuovo” alimento.

Perché, cos’è la digestione? Per digestione si intende la scissione del bolo alimentare in ciò che è utile all’organismo: aminoacidi, grassi, zuccheri, sali minerali etc, attraverso i succhi gastrici, il ph che c’è all’interno dello stomaco e la flora intestinale. Quindi, cosa vuol dire che l’organismo si adegua? Che va a modificare questi fattori che portano alla digestione, cercando di adeguarli allo stile alimentare che abbiamo, in modo da riuscire a scindere il bolo senza difficoltà. Ciò ovviamente non avviene da un pasto all’altro, ma è un processo che ha bisogno di tempo ed il tempo è molto soggettivo e varia in base a tantissimi fattori, in primis a quanto fosse varia l’alimentazione che avevamo da bambini, per questo ai bambini bisogna far mangiare un po’ di tutto, per dare all’organismo le conoscenze necessarie per riconoscere in modo rapido l’alimento mangiato. 

Questo è ciò che i testi ci dicono riguardo l’alimentazione dell’uomo e da qui nasce la mia personalissima conclusione. L’uomo nasce onnivoro e deve essere onnivoro; sono necessari per la sopravvivenza salutare sia gli aminoacidi contenuti nella carne, che quelli contenuti nei legumi o nei cereali, grassi vegetali e animali, i carboidrati, le vitamine etc. e ogni alimento (vegetale o animale) contiene delle particolarità che in altri non troviamo. Tutto ciò, abbinato alla conoscenza di ciò di cui si ha bisogno, ci fornisce delle linee guida che servono a calibrare una dieta varia e personalizzata. 

Quindi, a parer mio, essere vegetariani è una scelta etica ampiamente condivisibile, ma che comunque richiede una particolare attenzione sull’abbinamento dei cibi per raggiungere gli obiettivi salutistici che non portino a carenze di alcun tipo; per quanto riguarda i regimi vegano o fruttariano, ci troviamo davanti a estremizzazioni che, se non aiutate da integrazione di vitamine e altre sostanze presenti solo ed unicamente in alimenti di origine animale, si può incorrere in carenze dannosissime per l’organismo, con rischi molto elevati per la salute.

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