Tanti auguri Garbatella!!

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“… Il quartiere che mi piace più di tutti è la Garbatella e me ne vado in giro per i lotti popolari …” quale citazione se non “Caro diario” di Nanni Moretti per festeggiare i cento anni della Garbatella? Una frase ormai proverbiale, usata, abusata forse, ma che esprime quel senso di piacevolezza che si vive facendo una passeggiata tra i lotti, con le casine da favola e i magnifici giardinetti.

La Garbatella nei suoi cento anni ha vissuto tantissime metamorfosi: nasce come quartiere popolare, diventa quartiere “di confino” per i ribelli al regime fascista, poi di nuovo popolare; negli anni ‘50 – ‘60 vive il suo boom con l’allargamento del quartiere e oggi è un fiore all’occhiello della città eterna.

Questa densissima storia non è sempre visibile a chi arriva da fuori ed è necessaria la narrazione di chi invece a Garbatella ci è cresciuto. Oggi vi raccontiamo proprio questo, mettendo a confronto la visione di chi nel quartiere trova la sua più profonda identità e di chi invece è stato adottato.

Arrivare alla Garbatella, specie dopo aver vissuto per la maggior parte della vita in un piccolo paesino, ti fa pensare ad una sola cosa: hai cambiato dimensione, ma senza accorgerti. I bambini giocano in strada, le signore vanno a fare la spesa, i signori stanno al bar a parlare di politica e di sport (o meglio della Roma), gli uccellini cantano, ci sono i panni stesi alle finestre e la domenica c’è odore di arrosto. A due passi da casa c’è però la metro, la Regione Lazio, i parchi e il piano urbanistico è stato messo a punto da grandi architetti. Per le strade leggi nomi di ingegneri navali che hanno lavorato per il primo nucleo perché, secondo il disegno di partenza, Garbatella doveva essere il porto commerciale di Roma.

Chi vive qui da una vita intera dà un altro significato, fatto di luoghi concreti e vissuti: l’asilo Scuola dei bimbi, frequentato da tantissimi abitanti che oggi ci accompagnano i propri figli, le elementari Cesare Battisti, una delle testimonianze dell’architettura fascista, con la pianta a forma di “M” e le aquile sulla fronte, che convivono con l’anima rossa che rappresenta da sempre il quartiere.

Scuole entrate nell’immaginario comune per il loro utilizzo da parte della televisione: tutti sapranno che la Battisti è la scuola frequentata dai ragazzi protagonisti de “I Cesaroni”, forse pochi ricorderanno la serie “Caro maestro” con Marco Columbro e Elena Sofia Ricci girata a metà anni ’90 alla Scuola dei bimbi. Un successo ed una fama nazionale che ancora oggi ti fa incontrare gente che ti chiede “dove sta la scuola dei Cesaroni?”. Dai indicazioni e a denti stretti li informi che Garbatella non è solo un prodotto televisivo, che la passeggiata fra i lotti è più bella e che a poca distanza ci sono persino le catacombe di Commodilla! Un vero fastidio per chi ci abita da sempre, che vede in questo tipo di turismo quasi una violazione a “qualcosa di tuo”.

Il quartiere visse anche un momento molto buio a fine anni ’70, con la presenza della Banda della Magliana che ha segnato gli abitanti fino a pochi anni fa, visto che gli strascichi di questo grave momento di criminalità hanno portato ad una situazione sempre al limite della legalità. Da fuori il successo delle serie tv non è stato poi così negativo: ha permesso una prima ripresa e una vera e propria rivalutazione negli ultimi anni. Sono sorte università, centri culturali e di aggregazione, sono arrivati gli studenti, ma per fortuna non si è avuta la gentrificazione, frequente nei quartieri dove il rilancio è stato “imposto” dall’alto.

La Garbatella ha una forte identità difficile da scalfire, fatta di piccoli gesti e di piccole cose che alimentano ancora quel genius loci resiliente tipico dei piccoli paesi: i genitori propensi a far uscire i figli da soli, a farli stare in giro, a farli giocare in strada, anche se piccoli. Poi crescere, rimanere e vivere nel territorio, uscire in comitive con cui condividere la vita fin dal tempo della scuola.  “È facile parlare con qualcuno e ricordarsi che ci sei stato all’asilo, alle elementari … Molti luoghi simbolo per noi, come bar e ristoranti, nel tempo sono cambiati, lasciando solo i luoghi fisici che ancora provocano nostalgia. Oggi il quartiere è totalmente cambiato, è diventato un quartiere “altolocato” e aperto agli “stranieri”, vista la vicinanza delle università … cose che sono un ottimo cambiamento, che hanno portato un miglioramento nello stile di vita, ma una perdita della veracità. Rimane la bellezza architettonica dei lotti con i suoi ingressi che regalano spettacoli bellissimi”.

Una veracità che però noi “stranieri” ancora percepiamo e che ci fa pensare di non aver reciso completamente le nostre radici, perché Garbatella ti adotta e non sembra essere così diversa da quella che tu chiami casa.

Eh si caro Nanni, Garbatella è proprio il quartiere che ci piace più di tutti, per chi lo ha scelto e per chi ci è nato, che non ti lascia più scappare, perché già dopo pochi anni senti di farne un po’ parte anche tu e dopo una vita ti fa dire “prima di essere romano, so’ de la Garbatella”.

Nello Conte, Benedetta Cosimi

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