Il diavolo di Tufara: Dioniso in Molise

Le maschere dei diavoli sono state senza dubbio quelle più diffuse a partire dal Medioevo; tra Martedi Grasso e Mercoledi delle Ceneri, si aggiravano per le vie di villaggi e città quando ancora non era iniziato il periodo di astinenza e penitenza della Quaresima e tutto poteva ancora accadere.
Il Diavolo, agli occhi del buon cristiano, era il massimo degli opposti, della sregolatezza ed incarnava perfettamente gli eccessi ai quali ci si poteva concedere durante il Carnem Vale.
Carnevale fa parte dei momenti di passaggio che abbiamo imparato a conoscere insieme durante tutto questo Inverno, le feste mascherate hanno ancora oggi la funzione di esorcizzare la paura della morte e degli spiriti.
La loro origine, per quanto riguarda il bacino del Mediterraneo e poi il nuovo Mondo, dove abbiamo esportato queste ed altre tradizioni, è sempre da ricercarsi nella classicità. In questo caso nello specifico, dobbiamo volgere lo sguardo verso le Dionisie, il periodo di festa in onore di Dioniso, quando ci si sfidava in agoni teatrali e sulla scena si indossava la maschera, non facendosi mancare frecciate all’indirizzo del governo.
Tante sono le varianti regionali e cittadine, ma il senso festaiolo e di beffa dell’autorità, è rimasto invariato nel tempo.
Elementi vegetali e animali, mutuati dai da contesti dionisiaci, possono essere facilmente individuati nelle maschere tradizionali, a metà strada tra l’umano e il selvaggio che utilizzano anche altri decori come nastrini e scampoli di colori che, a partire dal Medioevo, ebbero connotazioni negative, come il giallo e lo striato, caratteristici dei folli e degli emarginati, oltre al rosso ovviamente, il colore per eccellenza del peccato.
Ma non è finita qui, infatti addobbi e nastrini, decori floreali e vegetali in generale, caratterizzano perfettamente una delle ultime feste dell’Inverno, in previsione della Primavera che già si fa sentire nelle nuove covate, negli alberi da frutto che fioriscono e nei semi che germogliano, annunciando un’annata rigogliosa.
Delle festività in onore di Dioniso, in talune località, sono spariti i simboli fallici dalle processioni, ma è rimasta la rappresentazione nuziale (come a Rocca Grimalda in provincia di Alessandria), dall’unione di questi elementi è evidente come la fertilità della terra fosse strettamente connessa a quella della comunità.
Il Diavolo di Tufara riassume tutti questi elementi delle manifestazioni dionisiache.
La maschera, con gli evidenti tratti somatici del dio dell’ebrezza, sormonta il formidabile costume dell’uomo selvaggio fatto di sette pelli ovine o caprine, che danza, corre e salta per le vie della città, trattenuto a stento dai guardiani, comunemente definiti “folletti”.
Come abbiamo visto nel caso dei Krampus, accanto al diavolo spesso compaiono dei santi che arginano il potere distruttivo dell’Inverno e che garantiscono la salvezza alla comunità; questi folletti a mio avviso potrebbero non essere tali, ma rappresentare piuttosto i bambini morti che, nelle festività che prevedono un contatto del mondo degli uomini con quello degli spiriti, possono svolgere un compito in favore della loro comunità.
Il Diavolo che salta è un altro fenomeno caratteristico: il salto rappresenta il potere germinativo, l’uscire del germoglio dalla capsula del seme che lo contiene e dalla terra e rappresenta la crescita verso l’alto.
Fanno parte della processione la Morte e il Padre e la Madre del Carnevale; queste figure, durante il Martedi Grasso, si recano al processo del Carnevale che viene condannato nonostante le suppliche della Madre che, infine, alla sua morte, ne partorisce uno nuovo.
Il Carnevale è rappresentato da un fantoccio di paglia e il processo serve a trasferire le colpe della comunità di Tufara su tale simulacro; rito nato in Mesopotamia, utilizzato dalle comunità semite e giunto infine a noi, lo conosciamo tutti con il nome di “capro espiatorio”.
Figura non meno importante è la madre, armata di filo e fuso, rappresenta le Moire, che filano, maneggiano e recidono il filo della vita degli uomini, il cui destino neanche gli dei possono cambiare e infatti non può salvare suo figlio dalla condanna a morte.

Arianna Santini

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...