La zattera della Medusa

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La Zattera della Medusa è uno dei dipinti più celebri di Théodore Géricault, realizzato nel 1818/19, pochi anni dopo il suo ritorno a Parigi dal viaggio in Italia. Qui era stato suggestionato dalle opere di Michelangelo a Roma, poi, scendendo verso Napoli, aveva assimilato i principi del Neoclassicismo. Dette prova di aver superato l’insegnamento neoclassico creando una composizione il cui soggetto è desunto da un fatto di cronaca: l’artista piega la perfezione formale classicista alla nuova sensibilità romantica, preannunciando addirittura il Realismo. Il dipinto mostra il naufragio della fregata francese Medusa, inabissata al largo delle coste africane nel 1816, nel momento in cui i sopravvissuti avvistano la nave in lontananza che potenzialmente li può portare in salvo. Géricault si documenta moltissimo, produce una serie di bozzetti e arriva alla stesura finale attraverso vari stadi preliminari, come gli studi negli obitori dimostrati dalla serie dei “Decapitati”. Tutte le documentazioni mostrano che il dipinto è una denuncia del suo tempo, il cui governo non sempre permetteva il recupero degli uomini in mare per i costi troppo elevati dell’operazione. 

In un’ambientazione costruita tutta attorno a delle onde cupe e minacciose, sotto un cielo plumbeo, tutti gli uomini si accalcano nell’unica porzione ancora esistente del relitto, il cui vertice sta quasi sul bordo inferiore della tela. Al di sopra le funi sorreggono una vela di fortuna costruendo linee piramidali attorno alle quali il pittore costruisce la composizione. Questa è una massa di uomini legati fra loro dalle braccia che si toccano e culmina con un personaggio che sventola un panno bianco e rosso, figura nota attraverso uno studio conservato al Louvre. I corpi sono modellati come se fossero statue e la luce dà loro solidità. I cadaveri in primo piano sono testimoni della lunga sofferenza patita,  il corpo esangue sorretto da un anziano mostra la giovanile perfezione, ha le braccia allargate, la testa reclinata, gli occhi chiusi e le labbra dischiuse che ne fanno un dio dormiente, il particolare della presenza dei calzini lo riporta a una dimensione di umanità quotidiana e sofferta. 

La composizione ragionata, le citazioni classiche come il Torso del Belvedere richiamato dalla figura con il panno rosso e il rigore formale d’insieme è ciò che veniva richiesto dall’ufficialità, ciò che appartiene ai principi neoclassici; il nodo innovativo è il significato di denuncia, dove risiede l’irrazionale, protagonista del contemporaneo movimento romantico. 

Valentina Boco

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