L’ora legale. Storia di una convenzione, dalla Grecia Classica alla Prima Guerra Mondiale

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Abbiamo a lungo indagato l’importanza della luce solare nella tradizione religiosa italiana ed europea e abbiamo visto come, ancora oggi, celebriamo delle forme di culto agrario che hanno come protagonisti tanto la Terra che il Sole.
Ci ricolleghiamo a questo tema per parlarvi di un’invenzione dell’uomo che ha tentato di “domare il tempo”, questa intangibile quarta dimensione della quale possiamo vedere gli effetti ma che non possiamo possedere.
L’ora legale non ha origini antichissime, i contadini di un tempo semplicemente si svegliavano prima e sfruttavano tutte le ore solari (e spesso anche quelle notturne!) per svolgere il loro lavoro.
Il tempo era potere e gli orologi erano contesi tra potere laico e potere religioso, chi controllava il tempo, scandiva la vita delle persone; ancora oggi abbiamo un “segnale orario” rudimentale fornitoci dal campanile di chiese, conventi e antiche torri comunali, con il segno convenzionale del rintocco e di una nota stonata per segnalare la mezz’ora.
La storia dell’ora convenzionale per tutto il Mondo, parte da lontanissimo nel tempo e comincia con l’invenzione dei meridiani e paralleli, la divisione ideale della terra in spicchi e in fette regolari, per dirla in parole povere, che ci ha permesso di stabilire la posizione dei vari luoghi della Terra, tramite coordinate.
Il primo ad ipotizzare il sistema, prendendo come riferimento Rodi e le località sulla linea del suo parallelo, fu un allievo di Aristotele, Dicearco da Messina (III secolo a.C.) e durante l’epoca ellenistica questo metodo fu molto utile e si sviluppò una griglia di coordinate utilizzate in tutto il Mediterraneo, non soppiantando però antichi metodi di navigazione.
Il meridiano di riferimento col tempo cambiò per via di esigenze di navigazione più ambiziose, verso il Nuovo Mondo, fu così che tra XV e XVII secolo, diverse potenze europee, scelsero altrettante località sull’Atlantico, come punti fissi, fisici ed ideologici.
Nel XVIII l’Inghilterra stabilì quello che convenzionalmente sarà il punto fermo del tempo e dello spazio per tutto il Mondo : il meridiano di Greenwich. Fu però un’operazione difficile poiché il giorno stabilito per questo cambiamento globale, quando il sole avesse raggiunto lo zenit (il punto nel cielo perfettamente perpendicolare alla terra, si forma quindi un triangolo rettangolo tra sole-osservatore-orizzonte) in località Greenwich, sarebbe dovuto essere dato il segnale orario a tutto il Mondo. Non c’era internet, era impossibile avere informazioni in tempo reale e quindi vennero in aiuto il telegrafo e il codice inventato da Samuel Morse nel 1837 (il telegrafo è un’invenzione di un secolo prima) per avvertire tutti gli uffici postali del Mondo, che si sarebbero occupati di regolare gli orologi cittadini.
C’era però, ancora, un problema molto moderno da risolvere: il risparmio energetico.
Si utilizzavano troppe candele per l’illuminazione e lo scopritore dell’elettricità (quello più moderno, non il greco Talete che nel VII scoprì l’energia elettrostatica), inventore del parafulmine, padre fondatore degli Stari Uniti d’America e ambasciatore degli stessi, fu anche l’inventore dell’ora legale.
Benjamin Franklin, una mente straordinaria, nel 1784 suggerì la sua idea al Mondo, tramite la pubblicazione di un articolo su un giornale francese, il Journal de Paris.
Oltre che geniale era anche particolarmente stravagante e la sua non era proprio l’idea che utilizziamo oggi, fortunatamente.
Tramite una serie di spaventose segnalazioni acustiche e angherie militari, avrebbe semplicemente obbligato le persone ad alzarsi prima, uno sparo di cannone alla volta.
Diverse altre idee si susseguirono nel tempo, tutte stravaganti o poco pratiche, fino alla Prima Guerra Mondiale, quando l’idea dell’imprenditore edile William Willet, convinse la Camera dei Comuni inglese che spostare di un’ora avanti le lancette (aveva già provato in passato, anche con il supporto di Wiston Churchill, ma senza lo sperato successo in tempo di pace), avrebbe avuto dei vantaggi non indifferenti per l’economia di paesi ormai in guerra che avevano numerose necessità, risorse in diminuzione e poco tempo.
Ad oggi, non sono poi così tanti i Paesi che utilizzano l’ora legale e in quelli a maggioranza musulmana ha anche dei risvolti religiosi non indifferenti poiché, durante il Ramadan, si può mangiare solo quando fa buio e il suo utilizzo prolungherebbe ancora di più il digiuno diurno.
Altri stati hanno adottato l’ora legale e poi l’hanno abolita; in Nord America usano in gran parte la convenzione, nel Sud America, in Africa, in Asia e in Australia la situazione è variegata.
Anche in Europa non siamo tutti d’accordo, infatti l’Islanda, per esempio, utilizza l’ora legale per tutto l’anno, mentre la Svizzera l’ha adottata tardissimo, nel 1981 e l’Italia l’ha adottata ed abolita più volte, fino all’uso definitivo del 1966.
Più che mai possiamo dire che il tempo è veramente relativo e che nessuno è Signore del Tempo (tranne uno, per chi sa a cosa mi riferisco).

Arianna Santini

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